Rocca Fregoso a Sant’Agata Feltria

Aperto oggi · Durata della visita 1 ora

Posta su di un roccione chiamato Sasso del Lupo, Rocca Fregoso si erge a dominare il borgo di Sant’Agata Feltria e la valle sottostante.
La sua costruzione pare risalire all’anno Mille e viene attribuita alla famiglia Cavalca dei conti di Bertinoro, che all’epoca controllava il territorio per investitura ecclesiastica. Circa un secolo dopo, Altruda Frangipani, sempre appartenente alla famiglia dei Cavalca, ne ampliò la struttura e si occupò della gestione del paese reggendolo con giustizia e saggezza e gettando nell’oblio le malefatte del figlio e del marito, uomini dal carattere combattivo e dediti all’arte della guerra. La Rocca verrà citata in una bolla di papa Onorio II nell’anno 1125.
Estinti i Conti di Bertinoro, che governarono Sant’Agata fino alla fine del XII secolo, la proprietà della Rocca passò agli Arcivescovi ravennati e, in seguito, ai Faggiolani, ai Guidi, ai Tarlati e ai Brancaleoni. Dopo questi ultimi la Rocca arrivò nelle mani della famiglia Malatesta, che ricevette il vicariato di Sant’Agata Feltria nel 1430. Il loro possesso, tuttavia, durò soltanto qualche decennio, fino al 1463, quando Sigismondo Malatesta – sconfitto – dovette cedere il castello a Federico da Montefeltro, grazie al quale la fortezza subì le prime radicali trasformazioni.
Costui, infatti, ne affidò i lavori all’illustre architetto senese Francesco di Giorgio Martini: gli interventi mutarono il forte da baluardo bellico nella dimora principesca per la figlia di Federico, Gentile Feltria, che fu data in sposa al nobile Agostino Giovanni Fregoso. Difatti, nel frattempo Agostino Giovanni Fregoso si era rifugiato presso i Montefeltro per sfuggire al clima ostile creatosi a Genova. Federico, abile diplomatico e sempre lungimirante, colse l’importanza di assoggettarsi l’amicizia di una famiglia così rilevante. Gentile portò in dote dodici castelli e altrettanti territori, tra i quali anche Sant’Agata Feltria.
Più tardi, tra la fine del 1500 e gli inizi del 1600, i Fregoso compirono un’ulteriore opera di ristrutturazione del complesso, il quale – perduta ogni importanza strategica per i mutati equilibri politici – fu cambiata in edificio residenziale. La Rocca venne gradualmente ampliata, sopraelevata di almeno due livelli al di sopra delle merlature quattrocentesche per la creazione del piano nobile; la stessa distribuzione interna fu totalmente ridefinita con l’aggiunta di un nuovo corpo di scale e abbellita con opere d’arte, come i bei soffitti a cassettoni del primo piano, i grandi camini rinascimentali, la cappella ottagonale con gli affreschi cinquecenteschi. Insomma, quella che dall’esterno pareva ancora un’imponente struttura difensiva, fu trasformata al suo interno in elegante residenza gentilizia.
Nel 1660 Sant’Agata e il suo castello tornarono sotto il dominio della Chiesa; da allora la Rocca continuò ad essere adoperata come residenza almeno fino al 1781, quando divenne un convento. È in questa occasione che i conventuali costruirono, addossandola al fortilizio, la chiesa dedicata a San Francesco della Rosa. Nei secoli successivi i suoi usi furono disparati: da Convento dei Frati Minori Conventuali la Rocca fu adibita a scuola superiore, a prigione, a Pretura e, infine, ad abitazione civile.
Attualmente la Rocca si presenta mutilata per il crollo della parte alta del Mastio Maggiore, avvenuto il 18 gennaio 1835. Ben conservato, invece, è il torrioncino di Simonetto Fregoso, dove si trova la cappella. Ulteriori lavori di restauro furono effettuati nel 1877, da porre in relazione ai dissesti provocati dai movimenti del masso di arenaria su cui la costruzione poggia.
Nel 1951, a seguito di abbondanti piogge, iniziarono a mostrarsi preoccupanti lesioni lungo il masso arenario a nord, culminate nel 1961 con il distacco di un enorme blocco roccioso alto una trentina di metri che lasciò in bilico il cantonale nord della Rocca. Terminati i lavori di restauro, nel 1974, venne istituito un museo per raccogliere documenti dell’archivio storico del rettorato Agatense, mobili e oggetti rari del primo Novecento, oltre che una collezione di opere grafiche che spaziava dai manoscritti agli ex libris, dalle litografie pubblicitarie alle preziose stampe originali di autori italiani ed europei. L’ultimo restauro risale al 2005.

Per quanto riguarda gli aspetti architettonici, il manufatto nasce dall’accorpamento diacronico di cinque corpi di fabbrica attorno ad una piccola corte interna, chiaramente rilevabili dalle variazioni delle tecniche costruttive e dai diversi materiali utilizzati nel corso dei secoli per sopraelevazioni e adattamenti. L’edificio è composto da cinque livelli, ovvero il piano cantinato, il piano rialzato, il primo piano, il piano secondo (o piano dei beccatelli) e il piano sottotetto.
Oggi la Rocca è sede del museo permanente “La Rocca delle Fiabe”. Le tematiche principali sono quattro (“Scarpe, Scarpine, Scarpette”, “Il Solitario Castellano”, “Il Viaggiatore Incantato”, “Fanciulli nella Foresta”) e sviluppate grazie alla virtuosa mescolanza di installazioni artigianali e moderni strumenti tecnologici. Il progetto, del tutto inedito nel panorama nazionale, intende proporsi come accademia nella quale la fiaba può essere studiata, difesa, salvaguardata, interpretata, nonché luogo magico dove grandi e piccini possono lasciarsi trasportare dalla fantasia.

 

Riferimenti bibliografici:

Assessorato al Turismo della Provincia di Rimini (2011), Rocche e castelli del riminese tra Medioevo e Rinascimento

Sito Ufficiale “La Rocca delle Fiabe”, www.roccadellefiabe.it

Rocca Fregoso a Sant’Agata Feltria
Note

10:00 – 12:00
15:00 – 18:00

Intero € 6,00
Ridotto € 4,00

Pro Loco di Sant’Agata Feltria

Piazza Garibaldi 34,

0541-848022

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